ARTE MONUMENTI

Watts Towers: un’opera italiana dal carattere sociale

Watts Towers. Le vette coniche delle Watts Towers primeggiano sul cielo azzurro di Los Angeles

Svettano nel cielo di Los Angeles nelle loro insolite fogge. Vestono un abito fuori dal tempo fatto di materiali recuperati qua e là. Rappresentano uno stretto legame con l’Italia perché italiana è la mano dell’artista che le ha realizzate. Sono le Watts Towers. Torri che parlano, che raccontano il desiderio di ascolto di una e di tutte la minoranze. Scopriamo insieme la storia di un’opera sociale.

Un progetto italiano per tutti

Era fine ‘800 quando numerosi italiani lasciavano la loro amata terra per l’America. Tra di loro anche Sabato Rodia, nato ad Avellino nel 1879 e mandato oltre oceano a soli 14 anni. Non si tratta di un architetto né di un ingegnere o altro di simile. Il giovane ragazzo infatti dovette rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Passò così per numerosi lavori: il minatore, il piastrellista ed ogni qualsiasi altra attività gli permettesse di racimolare qualche soldo. Una vita difficile la sua che conoscerà però un momento di riscatto. Quello delle Watts Towers. Nel 1919 infatti acquista un appezzamento di terra collocato proprio nel quartiere multietnico di Watts. Qui Sabato Rodia realizza un “miracolo”. Non solo torri ma anche fontane, vasche, forni e una barca. Il tutto costruito nell’arco di un lungo periodo. Sono circa trenta gli anni impiegati, dal 1921 al ’54. Il complesso, che ha quale elemento di prestigio proprio le torri, fu chiamato dal Rodia “Nuestro Pueblo”, ovvero “Nostro Popolo”. Un nome che parla da sé. Un’opera sociale secondo il concetto del bene che appartiene al popolo, che è di tutti. Forse anche per questo gli elementi che caratterizzano il complesso hanno un rivestimento davvero speciale.

Watts Towers. Dettagli decorativi delle Watts Towers con frammenti di vetro, ceramica, sassi colorati incastonati nel cemento

Frammenti di vetro colorato, conchiglie, pietre, cocci di ceramica e tanto altro. Tutti materiali raccolti per strada, lungo il mare o intorno a qualche ferrovia. Un mix di cose diverse ma uguali perché se differenti sono i materiali, identica è la modalità di ricerca. L’idea di un’arte fatta di oggetti poveri, casuali, abbandonati che vanno a costituire l’apparato decorativo del cemento. Indossano un abito che appartiene a tutti, sono un’opera del popolo. Non a caso durante le sommosse del 1965, avvenute proprio nel quartiere di Watts, le Towers rimasero illese. Rispettate appunto perché espressione di un’arte sociale.

Watts Towers oggi

Cosa resta oggi di quel complesso che aveva riscattato in qualche modo il giovane Rodia? Sicuramente un’importante opera riqualificata che ha salvato le torri da un’imminente distruzione. Più volte infatti l’Amministrazione cittadina ne propose l’abbattimento giustificando tale volontà con lo stato pericolante delle Watts Towers. Eppure qualcosa, o meglio qualcuno, mise in evidenza l’esatto contrario. William Cartwright incuriosito dal complesso decise di acquistarlo non sottraendosi ovviamente alle norme sulla sicurezza pubblica. Vennero pertanto svolte diverse prove in cui il monumento fu testato in “situazioni di stress”. Le torri, in particolare, si comportarono molto bene, superando la verifica circa la loro stabilità. Cosa farne ora? Sicuramente far rivivere quel concetto di opera sociale che tanto aveva animato il Rodia. Come? Trasformando le Watts Towers nella sede di un Centro d’ArteNasce un’area di aggregazione dove poter fruire di un’istruzione artistica gratuita, dunque un’istruzione per tutti. Ma c’è di più. Oggi qui si tengono anche convegni che invitano a riflettere sul significato della produzione del Rodia.

Watts Towers. Obelischi colorati svettano in piazza a Nola

Di Michael LoCascio – Opera propria, CC BY-SA

Non solo un’opera di tutti ma anche la rappresentazione dell’arte degli immigrati, quella degli italiani in questo caso. Quella gente del Mezzogiorno che riproduce le forme di tipici oggetti della scultura e dell’architettura. Torri, barche, campanili che però vengono realizzati con materiali facili, offerti, trovati. Così come accade nella Festa dei Gigli di Nola dove obelischi in legno vengono ricoperti con materiali temporanei come la cartapesta. Ecco allora che le Watts Towers trovano una propria contestualizzazione. Diventano un complesso fatto di cose semplici ma allo stesso tempo radicato nelle tradizioni popolari degli italiani. Un concetto che si più estendere a tutti gli immigrati. Una grande opera che si impone allo sguardo per gridare con la voce degli emarginati, dei “diversi”, dei “ghettizzati”. Di tutti coloro che hanno cercato e che ancora provano oggi a farsi sentire.

Sabrina Cernuschi

Autore: Sabrina Cernuschi

Laureata in Scienze Storiche lavoro da anni nel campo della didattica culturale. Amo curiosare dietro i perché delle cose per scoprirne le origini, le storie e rimanerne entusiasta un po’ come capita ai bambini quando esplorano! Per questo prediligo scrivere articoli a tema cultura: sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui indagare!

Watts Towers: un’opera italiana dal carattere sociale ultima modifica: 2019-04-24T14:38:56-04:00 da Sabrina Cernuschi

Commenti

To Top